martedì, maggio 22, 2007

Condannati a non avere speranza?

E’ possibile che una coalizione d’opposizione di fronte agli sbagli, alla incoerenza e alla ingordigia di un governo col minimo storico di consensi non sia in grado di fare altro che litigare sui nomi di persone che, per quanto brave, dovranno meritarsi sul campo e non sui giornali il loro ruolo di leader?

Quando mai si incomincerà a parlare di riforme economiche, programmi di ammodernamento dell’amministrazione, riduzione seria degli sprechi e della burocrazia statale, meritocrazia e federalismo, eliminazione dei privilegi di casta, soprattutto politica come ha evidenziato Gianantonio Stella, lotta al nepotismo universitario, e politiche per l’ambiente serie e indispensabili?

Ma non ci rendiamo conto che per fare tutte queste riforme è necessario comunicarle e discuterle con il paese? Ritornare al governo senza avere in alcun modo incominciato a discutere e fatto comprendere al paese l’importanza di ciò è del tutto inutile, se non alla casta dei nostri politici.

Chi, fra noi cittadini, ha da tempo avuto la sensazione di dover scegliere esclusivamente fra un’oligarchia o un’altra di politici, non potrà che vedere confermati i propri timori se la situazione di afasia dell’opposizione continuerà a lungo.


Non si può continuare a non prendere mai posizione per accontentare tutti, non si può non prendere la palla al balzo e incominciare a parlare di riforme vere, quelle che si possono fare solo col consenso della popolazione. Cavalcare lo scontento verso l’altra parte politica non basta, anzi non serve a nulla, se non si è in grado di convogliarlo verso delle idee e dei programmi.


Incominciamo a prenderci delle responsabilità, incominciamo a fare delle scelte, o almeno a discuterne, saranno poi i vari partiti della coalizione a doversi smarcare di fronte all’opinione pubblica e giustificare le loro prese di posizione.

martedì, marzo 20, 2007

Mostra Concorso di Fotografia

Grande successo della festa di San Patrizio: oltre 100 persone e articoli sul Domenicale e Il Foglio


martedì, marzo 06, 2007

Una guerra per l'oppio, una guerra giusta

Ma come? Anni e anni di prediche contro la guerra senza se e senza ma, anni e anni di teologia della Pace, assunta a divina musa dei nostri prodi, anni e anni di “ingiustificata occupazione del territorio altrui” per il commercio del terribile oro nero, (grazie al quale peraltro l'economia di tutto il mondo e le nostre care Fiat possono viaggiare), ed ora d'un tratto abbiamo capito che la guerra e' sempre ingiusta, a meno che non permetta lo spaccio globale di droga.

Ieri, infatti, i pacifisti di rifondazione e dei verdi hanno chiesto, come condizione al proseguimento di quella che un tempo era l'orribile guerra di Bush e degli ameriKani, che in Afghanistan si possa avviare una sperimentazione per l'acquisizione dell'oppio afghano ai fini terapeutici. Questo renderebbe, ovviamente, quella guerra piu' che onorabile e giusta......................

Il progetto e' nobile: trasformare l'oppio afghano in morfina e codeina al fine di soddisfare la domanda a livello internazionale, in gran parte inevasa, dicono i nostri esperti di droga nonche' pacifisti, di farmaci per la terapia del dolore.

Peccato che D'Alema, rispondendo alle domande dei giornalisti al termine della riunione dei capi delle diplomazie europee ha sottolineato che il governo italiano «non può decidere di comprare l'oppio perchè sarebbe una decisione illegale visto che il governo afghano considera illegale la sua produzione».

Quindi il progetto e' ancora piu' preciso, ascoltando le parole del nostro ministro degli esteri, altro che “inevasa domanda internazionale di oppio” saremmo noi italiani a doverci comprare l'oppio un tempo proprieta' dei talebani!

Visto il migliore andamento delle entrate, invece di abbassare le tasse, chissa' cosa proporra' Prodi, un bonus bebe' che preveda morfina gratis per i primi 18 anni di vita, per finanziare e giustificare una guerra ormai sacrosanta.

Passeremo cosi', finalmente, dalla generazione del Peace and Love dei nostri attuali governanti a quella del War and Drugs.

venerdì, novembre 24, 2006

Libano nel caos

Quel che succede in Libano è molto preoccupante. Il fatto che fa tremare è che Hezbollah potrebbe a breve prendere il controllo del paese, e potrebbe farlo in due modi, o scatenando il caos, o dando una spallata al governo Siniora. Il primo metodo probabilmente è già in fase di attuazione e lo vediamo dall' assassinio di ieri del ministro antisiriano. Risulta infatti poco probabile che siano stati i siriani a uccidere, essendo che comunque il bersaglio non era vitale e che questo omicidio sta portando loro più problemi che altro. Invece Hezbollah ha da guadagnare da questo attentato, dal momento che è la forza militare più potente del paese e nel caos la sua forza sarebbe ancora più decisiva. Se la tensione salisse al punto di far tornare conflitti interni, allora Hezbollah si metterebbe in gioco e potrebbe controllare militarmente gran parte del paese, naturalmente dopo un' altra sanguinosa guerra civile. Se invece seguisse la via politica al potere, cercherebbe di dare una spallata al governo Siniora già indebolito dalle dimissioni di sei ministri filosiriani. Qualunque dei due modi scegliesse per arrivare al potere, il governo di Hezbollah porterebbe conseguenze stravolgenti per l' equilibrio della regione. Prima di tutto avremmo una nuova guerra civile perchè sono molti coloro che non vogliono un Libano controllato dagli sciiti. Secondo, il Libano diventerebbe un avamposto iraniano nel cuore del Medio Oriente, da dove Teheran potrebbe espandere la sua influenza, costringere la Siria a rimanerle alleata e accerchiare Israele che risponderebbe con la forza causando un' altra guerra. In più ricordiamoci che i soldati occidentali nel sud si troverebbero in mezzo a una confusione in cui tutti sparano contro tutti, senza indicazioni precise su a chi colpire e da chi difendersi e finirebbero come bersagli.
Se tutto ciò succedesse sarebbe anche colpa degli europei, che baldanzosamente hanno voluto prendersi cura della questione Libano pensando di poter andare laggiù senza schierarsi con una parte, mostrandosi poi deboli con i terroristi di Hezbollah e arroganti con Israele. Per evitare il dominio di Hezbollah è necessario che si dia un supporto chiaro al governo Siniora e si smetta con l' atteggiamento attuale dell' Europa, che deve prendere una posizione in favore della democrazia e dell' indipendenza libanese.

sabato, novembre 11, 2006

L'Inghilterra di Enrico VII Tudor



Mi interesso molto di storia moderna e da sempre sono stato colpito da un re inglese che cambiò la storia del suo paese : Enrico VII Tudor.
Enrico salì al trono d’Inghilterra nel 1485: con l’ascesa di Enrico VII terminò la cosiddetta Guerra delle 2 Rose, una sanguinosa guerra civile tra 2 rami dei Plantageneti (la famiglia reale) ossia gli York (aventi nello stemma una rosa bianca) e i Lancaster (aventi nello stemma una rosa rossa).
Per parte di madre, Enrico era imparentato con i Lancaster e riuscì a imporsi come loro capo.
Grazie all’aiuto dei Lancaster, sconfisse nella Battaglia di Bosworth Field il cugino e avversario Riccardo III di York, impossessandosi della corona; inoltre ne sposò la nipote Elisabetta, unificando le 2 casate avversarie e rendendo indiscusso il suo diritto al trono.
Ho descritto questi fatti perché in realtà c’erano alcuni nobili molto potenti che avevano in mano la nobiltà : per esempio il Conte di Warwick, che spinse il genero Riccardo di York a usurpare il trono del fratello Edoardo IV di York, quando sposò la vedova di un cavaliere dei Lancaster.
Enrico VII fece in modo di non dipendere in tutto e per tutto dalla nobiltà inglese, senza però alienarsela. Una mossa strategica fu quella di creare nuove classi sociali: la gentry (piccola nobiltà terriera), e di favorire l’ascesa dei mercanti nella società.
Così da un lato riuscì a creare uno strato sociale contrapponibile alla nobiltà, quindi in grado di difendere la posizione del re; dall’altro di favorire la crescita economica del paese, che poi ottenne un ruolo in primo piano nella politica europea. Questo lo dimostrò, per esempio, il matrimonio del primo figlio di Enrico VII, Arturo, con Caterina d’Aragona, principessa dell’impero spagnolo, uno dei più grandi e potenti dell’età moderna.
L’importanza che il re diede al commercio si rivelò cruciale per tutta l’economia, infatti sempre più borghesi decisero di produrre beni primari e secondari perché, grazie al commercio, c’era solo da guadagnarci : questo processo aumentò la quantità di denaro liquido in circolazione e quindi la ricchezza.
Fu un momento molto importante per l’intero paese, perché col tempo l’Inghilterra diventò uno dei paesi più potenti assieme all’Impero spagnolo e alla Francia.
La potenza dell’Inghilterra era basata su una classe imprenditoriale formata da tanti singoli in continua competizione fra di loro.
Oggi invece la concorrenza sembra attenuarsi sempre di più, perché tutti la invocano a parole, ma nei fatti vengono aiutate solo le grandi imprese.Il ruolo delle grandi imprese è fondamentale per l’economia, però non ci sono solo loro in questo momento.

venerdì, novembre 10, 2006

Il tremendo potere dei media

Al giorno d' oggi tutto quel che vediamo e sappiamo passa attraverso uno schermo. Chi decide cosa far vedere in questo schermo ha un grande potere, perchè decide cosa noi sappiamo e quindi il modo in cui giudichiamo le cose. Ora, si da il caso che il mondo sia in una situazione un po' instabile, che ciò che vedono le masse conta perchè conta l' opinione pubblica, soprattutto nelle grandi democrazie come Europa e Stati Uniti, quindi chi ci porta le notizie ha una responsabilità enorme, proprio a causa del suo grande potere. Ma cosa voglio dire? Insomma, negli ultimi tempi mi sembra che queste responsabilità siano state tradite. Se vediamo il modo in cui sono state trattate dai media la guerra in Iraq, quella del Libano (l' Afghanistan forse si salva, essendo sull' onda emotiva dell' 11 Settembre), i combattimenti a Gaza e in generale la guerra che si combatte nei nostri tempi capiamo, dopo un attento esame, che i media non sono proprio imparziali. Hanno una logica tutta loro su quali notizie dare e come darle, una logica che dovrebbe essere dettata dall' imparzialità e indipendenza ma non lo è. Perchè? Esempio: durante la guerra del Libano della scorsa estate gli aerei israeliani colpiscono un edificio a Qana. Poche ore dopo, tutti i telegiornali mostrano le scene di un massacro, a quanto pare nell' edificio vi erano decine di bambini. Subito vediamo immagini di medici (a dire la verità è solo uno) che estraggono dalle macerie corpi di bambini uccisi dalle bombe. Chi non si commuoverebbe? Chi non direbbe maledetta guerra, maledette bombe, malvagio esercito israeliano, chi non fraternizzerebbe con il popolo libanese colpito dalla micidiale e occidentale macchina da guerra israeliana? E tutti penserebbero e pensarono così. Se non fosse che a qualcuno fossero venuti dei dubbi, come chiedersi cosa ci facevano decine di bambini in un edificio proprio di fianco a un lanciarazzi di Hezbollah, come analizzare le foto e vedere che lo stesso "medico" gira con gli stessi cadaveri per ore mostrandoli alle macchine fotografiche, come trovare le foto di gente che passava per le macerie a posare giocattoli presi da una borsa per rendere le foto più tragiche. E' tutto qui, come in altri siti http://eureferendum.blogspot.com/2006/08/corruption-of-media.html.Mi viene in mente quello che diceva un esponente di Hezbollah: "Noi abbiamo le armi, ci serve un deposito. Allora facciamo il deposito sotto terra e sopra ci costruiamo una scuola. Se Israele colpisce il deposito, uccide decine di bambini. Se Israele non colpisce il deposito, noi abbiamo le armi. Comunque vada, Israele perde". Ma, se si sa che gli Hezbollah non sono brava gente (o no? qualcuno pensa di si) e per certe cose non si fanno problemi, è ben peggiore il fatto che i media internazionali diano certe notizie sapendo cosa fanno, perchè chi scattava le foto a Qana non poteva non accorgersi che erano falsate. Questo è solo il caso più eclatante di una serie. Ad esempio, ogni giorno a Baghdad muoiono decine di persone in attentati terroristici. Il telegiornale lo dice, aggiunge che la situazione è sempre peggiore, e cambia notizia. Ora, ricordiamoci di una di quelle troppe volte in cui un aereo americano ha sbagliato bersaglio. Mettiamo che muoiono venti persone. Il tg ci mostra il dolore dei familiari, la loro rabbia, la devastazione e ci fa pensare americani maledetti. E quelli uccisi ogni giorno dai terroristi? Non valgono così? Non ci sono anche per loro parenti disperati, anche familiari che odiano per una volta i terroristi e non gli americani, che ci convincono che i tagliagole non sono dei "resistenti"? Niente. Tutti questi lunghi esempi per arrivare a un interrogativo. I media, i nostri occhi, a che gioco giocano? Perchè mostrare alcune cose e altre no? Perchè farci vedere solo i morti in Iraq e non i progressi? A che pro cercare di dimostrarci che dobbiamo scappare come conigli dall' Afghanistan e lasciare un popolo che cerca di essere libero all' oblio medievale nel quale ritornerebbe? Cosa guida il criterio con cui vediamo le notizie? Non si capisce. Si capisce però che i Nazisti avrebbero messo la firma per avere degli alleati del genere, in casa nostra, dentro la tv.

martedì, novembre 07, 2006

Il mid-term e il ritiro delle truppe

A sentire dai media sembra che ogni giorno l' Iraq stia per crollare. Eppure è ancora lì. Viene da chiedersi se quello che vediamo è la realtà, o se vediamo tutto quello che succede. Andando oltre ai cinque minuti disfattisti che i tg internazionali dedicano a questo povero paese e informandosi più minuziosamente, esce un quadro più preciso. Le parole più efficaci le ha trovate il Generale Casey, che dice "Siamo chiari: stiamo combattendo duramente nel centro dela paese e nella provincia di Anbar. Ma penso sia importante ricordare che il 90% della violenza settaria ha luogo in un raggio di 30 miglia dal centro di Baghdad e il 90% della violenza in generale in cinque province. Questo paese non affonda nella violenza settaria, anche se la situazione è dura". Più chiari di così. Sento già dire che ci si potrebbe non fidare di un generale americano perchè è interessato nel conflitto, ma chi meglio può conoscere i numeri?
La situazione laggiù è quindi di combattimenti in massima parte a Baghdad, perchè gli stessi terroristi e miliziani sanno che è da Baghdad che si controlla il paese, è lì che si combatte la battaglia decisiva. Non può essere che gli americani e il governo controllino l' Iraq senza la capitale, perciò lì si sono concentrati tutti gli sforzi per abbattere o salvare la democrazia. Se il governo iracheno con gli eserciti locale e americano riusciranno a tenere duro, allora la violenza settaria rallenterà. Se l' amministrazione irachena si dimostrerà unita e guiderà solidamente il paese, farà le riforme necessarie e troverà una soluzione alla lotta sciiti-sunniti che alimenta la violenza e il terrorismo, allora chi vuole far cadere il paese nel caos perderà le speranze. Ma come può succedere ciò, se viene a mancare il garante di una minima sicurezza, l' esercito americano? Stupisce tristemente vedere come i Democratici negli Stati Uniti utilizzano l' argomento del ritiro delle truppe per vincere le mid-term, sapendo quanto possa essere irresponsabile questa scelta. Se si ritirassero le truppe, l' esercito iracheno e il governo reggerebbero pochi giorni. Il paese cadrebbe nell' anarchia, diviso in pezzetti tra bande, milizie, leaders religiosi in guerra civile fra sunniti e sciiti, con la probabile vittoria di questi ultimi, più numerosi, permettendo all' Iran di prendere il controllo del sud del paese, con i curdi che si dichiarano indipendenti provocando l' invasione turca e l' accensione di un incendio nel cuore del Medio Oriente che presto arriverebbe a casa nostra. Se si vincesse in Iraq, avremmo (fra alcuni anni, non presto) uno stato democratico nel cuore del Medio Oriente, che agisca come esempio per gli altri paesi della zona. Uno stato che potrebbe innescare quell' effetto domino che ancora non abbiamo visto. Ma tutto se l' America non ritira le truppe. Ripeto, è triste che si arrivi ad una scelta così irresponsabile e questo fa capire quanto siano importanti queste elezioni, che potrebbero togliere a Bush una maggioranza parlamentare e quindi farebbero anche perdere i prossimi due anni politici agli Stati Uniti. La salvezza dell' Iraq e anche del Medio Oriente e dell' Europa e del mondo (non è un' esagerazione) sono nelle mani degli elettori americani, perchè a secoda di come vanno le cose a Baghdad potremmo trovarci in una situazione pessima o migliore.